giovedì 23 febbraio 2017

Gene Wilder

Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di  Agostino Bono  che appare sul n° 93 della nostra rivista e che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it

Lost Stars of Hollywood - Gene Wilder  

Gene Wilder, uno dei più grandi talenti comici del cinema americano degli anni ‘70 ed ‘80, è morto lo scorso 29 agosto, a causa di complicazioni causate dall’Alzheimer.

Era stato colpito dalla malattia tre anni fa, ma non si era mai rassegnato ad essa e confidava nella guarigione.

Il suo nome di battesimo era Jerome Silberman ed era nato a Milwaukee, nel Wisconsin, l’undici giugno del 1933.

Sin da ragazzo mostrò interesse per la recitazione. Studiò teatro e cinema alla University of Iowa e, dopo la laurea, si trasferì in Inghilterra dove proseguì gli studi al Bristol Old Vic Theater.


Ritornato negli States, studiò ancora all’Herbert Berghof Studio sotto la direzione di Uta Hagen, attrice di origine tedesca, che divenne una leggenda in America come insegnante di recitazione. Lasciò l’istituto tre anni dopo per passare al celebre Actors Studio di Lee Strasberg.

Nel 1963, fece il suo debutto in teatro al fianco di Anne Bancroft in Mother Courage and her children.

L’attrice lo presentò all’allora suo fidanzato, Mel Brooks, con il quale avrebbe formato uno dei sodalizi artistici più celebri del cinema americano.

Nel 1967, comparve in una piccola parte nel film Gangsters Story, i cui protagonisti principali erano Faye Dunaway e Warren Beatty.



Il successo e la fama vennero l’anno dopo con il ruolo di Leo Bloom nel capolavoro di Mel Brooks, Per favore, non toccate le vecchiette. Il film gli valse una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista.

Nel 1971, fu protagonista in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Il film, tratto dal celebre libro per bambini ‘Charlie and the Chocolate Factory’ di Roald Dahl, fu accolto tiepidamente al botteghino ma ebbe un notevole successo di critica ed è divenuto negli anni una sorta di cult.

L’anno dopo, Woody Allen gli affidò il ruolo del Dottor Ross in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere). Il film ottenne incassi notevoli e, ad oggi, rimane uno dei film più conosciuti di Woody Allen





..continua sul n°93 di Jamboree Magazine compresa filmografia  



sabato 4 febbraio 2017

LORENZO PILAT (Pilade)

Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di  Augusto Morini  che appare sul n° 93 della nostra rivista e che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it


Nato il 24 giugno 1938 a Trieste, Lorenzo Pilat cresce e studia nella città natìa, sviluppando un interesse per il canto che lo porta a cantare anche in chiesa. 

Verso il 1958, con l’arrivo del rock and roll si appassiona al nuovo genere e ai suoi primi grandi interpreti tra i quali, in particolare, Elvis Presley. 

All’inizio dei ’60 inizia ad esibirsi, accompagnandosi alla chitarra, in alcuni locali della città quali, ad esempio, la Birreria Dreher. 

Nel 1963 giunge a Milano, anche per avvicinarsi all’ambiente del più importante centro dell’industria musicale italiana. Qui entra in contatto col Clan Celentano e l’anno successivo pubblica, con lo pseudonimo Pilade, sul marchio Ciao!Ragazzi, il suo primo disco con ‘Ciao ciao ciao’, versione italiana di ‘Bye bye love’ degli Everly Brothers. 

Il disco è uno dei partecipanti alla prima edizione del Festivalbar, organizzato dal presentatore Vittorio Salvetti, un concorso basato sul numero di ascolti ottenuto da un certo numero di dischi distribuiti in 4000 juke-box sparsi per l’Italia. Ad ogni modo, essendo il Festivalbar una gara musicale tra le canzoni, il premio maggiore fu assegnato a Pilade, mentre a Bobby Solo spettò un premio speciale.

Mentre inizia a partecipare a spettacoli e tournée organizzate dal Clan, fra il 1965 e il 1966 pubblica, sempre su Ciao!Ragazzi, alcuni singoli con titoli rock come ‘Charlie Brown’ e ‘La mia ciccia’, canzone ispirata ‘Summertime blues’, un classico di Eddie Cochran. 

Sempre nel 1966 registra ‘Il ragazzo della via Gluck’ cantato con Ico Cerutti e Gino Santercole sotto il nome ‘Trio del Clan’, brano da loro presentato al festival di Sanremo di quell’anno in accompagnamento alla versione di Adriano Celentano. 

L’emozione gioca un brutto scherzo ai tre cantanti che durante la loro esibizione invertono l’ordine di esecuzione delle strofe, contribuendo così all’esclusione della canzone dalla serata finale della manifestazione canora.

Passato all’etichetta madre Clan, nuove incisioni di buon successo sono ‘La legge del menga’ (partecipante al Cantagiro 1967), ‘Non sono Frank Sinatra’, ‘Il re d’Inghilterra’, presentato ancora a Sanremo nel 1968 in coppia con Nino Ferrer, e ‘Un po’ di vino’, cantato in coppia con Celentano. Dopo qualche altro 45 giri nel 1970 passa alla Mercury dove, però, realizza un solo singolo senza seguito.

Dal 1971 inizia a utilizzare per le sue produzioni discografiche il proprio nome, Lorenzo Pilat, che, comunque, stava usando già da tempo per firmare le sue composizioni, spesso realizzate assieme agli altri autori Daniele Pace e Mario Panzeri

Nel 1966, sebbene formalmente non citato, è fra gli autori di ‘Nessuno mi può giudicare’, grande successo di Caterina Caselli. 

Fra le molte altre sue composizioni si notano ‘La rosa nera’ (Gigliola Cinquetti, 1967), ‘Sole spento’ (Caterina Caselli, 1967), ‘L'attore’ (Adriano Celentano, 1968) e ‘Alla fine della strada’, quest’ultimo, presentato da Junior Magli e i Casuals al Festival di Sanremo del 1969, viene poi ripreso in versione inglese (‘Love me tonight’), diventando un grande successo di Tom Jones

Negli anni ’80 il successo e il numero di passaggi radiofonici registrato negli Stati Uniti dalla versione di Tom Jones fanno vincere a Pilat l’ambìto Grammy Award in qualità di autore della musica.




..continua sul n°92 di Jamboree Magazine compresa discografia  

domenica 22 gennaio 2017

Madeleine LeBeau


Lost Stars of Hollywood 



Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di  Agostino Bono che appare sul n° 92 della nostra rivista  che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it 



L’attrice francese è morta lo scorso 1 maggio, nella cittadina spagnola di Estepona, a causa di complicazioni sopravvenute in seguito alla frattura di un femore.

Era nata il 10 giugno 1923 nella cittadina francese dell’Hauts-de-Seine, Antony.

Si crede che fosse l’unica protagonista ancora in vita del cast di Casablanca dove recitò nella parte di Yvonne, amante abbandonata di Humphrey Bogart.

Debuttò al cinema in Ragazze in pericolo nel 1939.

Nello stesso anno, sposò l’attore Marcel Dalio con il quale aveva recitato in alcune opere teatrali nel proprio paese.

La giovane coppia raggiunse gli Stati Uniti nel 1940 poco prima che prima che le truppe naziste invadessero Parigi.




Ebbe subito l’occasione di recitare in La porta d’oro, con Charles Boyer e Olivia de Havilland, e Il sentiero della gloria, al fianco di Errol Flynn.

Nel 1942, divorziò dal marito che aveva avuto, anche lui, una piccola parte nel capolavoro di Michael Curtiz.

Recitò in Paris After Dark, Marisa ed in una produzione teatrale a Broadway, The French Touch, prima di fare ritorno a Parigi.

Continuò ad essere protagonista in film francesi di discreto successo sino alla metà degli anni sessanta.

Nel 1950, fu protagonista nel film inglese La gabbia d’oro, al fianco di Jean Simmons. Negli anni sessanta recitò anche in Italia.
FILMOGRAFIA
1939 - Ragazze in pericolo (Jeunes filles en détresse) non accreditata
1941 - La porta d'oro (Hold Back the Dawn)
1942 - Il sentiero della gloria (Gentleman Jim)
1943 - Casablanca (Casablanca)
1943 - (Paris After Dark)
1944 - Marisa (Music for Millions)
1947 - I ribelli della Vandea (Les Chouans)
1948 - Il segreto di Montecristo (Le Secret de Monte-Cristo)
1950 - La gabbia d'oro (Cage of Gold)
1950 - (Et moi j'te dis qu'elle t'a fait d'l'oeil)
1951 - Desiderio proibiti (Dupont Barbès)
1951 - (Paris still sings)
1952 - (Fortuné de Marseille/Toucasse de Marseille)
1953 - (L'étrange amazone/Geliebte des Arztes)
1953 - (Mandat d’amener/Monsieur le procureur)
1953 - (Lightly and shortly dressed)
1953 - (L'aventurière du Tchad /A carne é Fraca)
1954 - Il porto delle bionde (Quai des blondes)
1954 - Le avventure di Cadet Rousselle (Cadet Rousselle)
1955 - Napoleone Bonaparte (Napoléon)
1955 - (La pícara molinera/Diabruras de, amor)
1956 - Il fantastico Gilbert (La Pays d'ou je viens)
1957 - Una parigina (Une Parisienne),
1958 - La vita a due (La Vie à deux)
1959 - (Vous n'avez rien à déclarer?)
1959 - Furore di vivere (Le Chemin des écoliers)
1963 - 8½ / La bella confusione
1964 - Sfida a Rio Bravo (Desafío en Río Bravo)
1964 - Angelica (Angélique, Marquise des anges)
1965 - (La vuelta)
1967 - (La bouquetière des innocents) TV
1960 - (Allo Police) TV serie



sabato 31 dicembre 2016

Memories of....California 1976-2016

Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di  Augusto Morini  che appare sul n° 92 della nostra rivista  che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it 


Memories of....California 1976-2016


Gli ‘amici americani’



Per un concatenarsi di eventi, nella primavera del 1976 ebbi modo di incontrare, a Milano, un ragazzo americano giunto tempo prima in Spagna per un corso di perfezionamento sulla lingua spagnola. 

Per il tramite di conoscenze di entrambi eravamo entrati in contatto e ci incontrammo la prima volta in Piazza del Duomo.

Era il 16 marzo, giornata piovosa e ancora invernale e l’inizio di una lunga amicizia.

Il giovane Randy Wheeler, originario di La Jolla, una località residenziale alla periferia di San Diego, era un appassionato di musica e collezionista di dischi ma aveva anche altri interessi, e in Europa aveva il tipico atteggiamento dell’americano che, con alle spalle solo un paio di secoli di storia, vuole conoscere da vicino quello che ha studiato  all’università sulla storia dei paesi europei...

Ad ogni modo ci trovammo subito in sintonia e in breve me lo scorazzai in giro per Milano portandolo, malgrado il tempo ancora invernale, anche in cima al Duomo e in alcuni altri posti per i pochi giorni che restò da noi.

Nel 1971 avevo già conosciuto un altro ragazzo americano il quale, ospite del nonno materno abitante a Como, era intervenuto all’anteprima del film ‘Elvis, That’s the Way it is’ (in Italia ‘Elvis Presley Show’), tenuta a Milano la mattina del 20 maggio al cinema Metro-Astra di Corso Vittorio Emanuele.

Ronnie Weiser era un ragazzo simpatico, esuberante e anche scatenato, non solo per Elvis, ma anche per tutto il rock and roll/rockabilly. Alla prima del film erano arrivati diverse altre persone che conoscevo, fra i quali l’amico Livio Monari di Recanati, fondatore del primo fan club italiano di Elvis, e svariati soci del suo club. 

Nel pomeriggio, con Ronnie, Livio e qualche altro, ci ritrovammo a casa mia a parlare di musica, e con l’occasione approfondii la conoscenza di Ronnie.

Ron Weiser

Ronald Weiser nasce nel 1946 a Milano da padre tedesco e madre egiziana e cresce in Egitto, Austria e Italia. Nella seconda metà degli anni ’50 Ronnie, che in quel periodo vive a Como, entra in contatto col rock and roll, diventando un grande appassionato sia di questa nuova musica che di tutti gli aspetti della vita americana, tanto che verso la metà dei ’60 lui e la famiglia si trasferiscono negli Stati Uniti, dapprima in Florida e poi in California.

Stabilitosi col fratello in un appartamento di North Hollywood, Ronnie termina gli studi, laureandosi alla UCLA in ingegneria elettronica, e qualche tempo dopo si trasferisce in una villa a Van Nuys, nella San Fernando Valley, a nord di Los Angeles.


Nel corso del 1969 entra in contatto con alcuni fan club europei di rock and roll ‘originario’ e si rende conto che il genere è ancora popolare nel vecchio continente, mentre nel suo paese d‘adozione è praticamente quasi ‘dimenticato’.

Fonda allora l’Hollywood Rock’n’ Roll Fan Club, pubblicando la fanzine ciclostilata Rollin’ Rock, e inizia quella che sarà una vera ‘crociata’ a favore del rock and roll classico.

Nella grande Los Angeles Ronnie ha modo di rintracciare, e incontrare, svariati artisti del rock’n’roll degli anni ’50 che colà vivono, primo fra tutti uno dei suoi idoli, Gene Vincent, che fra l’altro abita non molto distante da lui.

Nell’agosto/settembre 1971 Gene Vincent effettua in casa di Ronnie quelle che saranno le sue penultime registrazioni, mentre le ultime avranno luogo a Londra il 1° ottobre per la BBC, poco prima della sua improvvisa e prematura scomparsa che avviene l’11 ottobre in un ospedale di Saugus (Los Angeles), a causa di una emorragia interna. 

Questi quattro brani, completati con l’overdubbing di alcuni strumenti, vedranno poi la luce nel 1980 in un album della Rollin’ Rock Records.

Difatti, vista la richiesta da parte dei soci del club di nuovi dischi di rock and roll/rockabilly, dai primi anni ‘70 Ronnie mette in piedi anche un’etichetta discografica, la citata Rollin’ Rock Records.

Con essa Ronnie rimette in circolazione vecchie e/o rare incisioni dei ’50 di artisti più o meno conosciuti, delle quali acquista i diritti di riedizione. 

Ma ben presto inizia ad effettuare nuove registrazioni nel proprio garage-studio, avvalendosi di nuovi musicisti emergenti ma anche di ‘vecchi’ ma ancora validi artisti degli anni ’50, oramai da tempo fuori dal giro.

Primo fra questi un certo Ray Campi, ora insegnante di inglese, che conta un unico buon successo rockabilly nel 1956 con la sua ‘Caterpillar’.

Campi è un ottimo musicista polistrumentista e su di lui Ronnie basa quello che poi diventa il Rollin’ Rock Sound. 

Un ‘suono’ scatenato, trascinante, molto ‘pulito’ e ruspante, che si ispira a quello pionieristico realizzato nei ’50 da piccole etichette come, ad esempio, la Sun Records di Memphis.

Dal 1973 Ronnie inizia a pubblicare album di ‘vecchi’ artisti rockabilly quali Campi, Mac Curtis, Johnny Carroll e Jackie Lee Cochran, ma da’ spazio anche a nuovi giovani artisti del genere, quali Colin Winski, Jimmie Lee Maslon, Johnny Legend, Billy Zoom. 



E del 1980, prodotto da Ronnie, è anche ‘American Music’, primo album dei Blasters, grande formazione californiana dei fratelli Phil e Dave Alvin.

Indubbiamente l’attività svolta da Ronnie in questi anni diventa uno degli elementi portanti del grande ‘rock and roll revival’ che ha luogo sia negli Stati Uniti che in Europa, con la nascita di nuove etichette discografiche che riscoprono vecchie e dimenticate registrazioni e anche attraverso spettacoli e tour revivalistici, che riportano alle luci della ribalta artisti dimenticati, ma ancora vigorosi e sempre validi.
 
Gli Stati Uniti

Il mio interesse per gli Stati Uniti era nato fin da bambino attraverso i fumetti di Topolino e soci, ma anche quelli western di Tex Willer e, in particolare, di Pecos Bill.

Poi si aggiunsero i film americani, western e non, e i romanzi gialli, principalmente quelli dell’investigatore Philip Marlowe e dell’avvocato Perry Mason, entrambi ‘residenti’ a Los Angeles.

Curiosamente l’autore di Marlowe, Raymond Chandler, aveva un ‘collegamento’ con la famiglia di Randy, in quanto lo scrittore aveva abitato dal 1949 fino alla morte, nel 1959, a La Jolla (San Diego), ed era stato un cliente abituale della stazione di servizio dove lavorava il padre di Randy.

Durante i tre anni delle scuole medie e i primi due di istituto tecnico, per recarmi a scuola transitavo obbligatoriamente da una piazza dove stazionava una di quelle mitiche bancarelle di libri e riviste usate di una volta, oggi quasi del tutto scomparse.

Qui furono inevitabili centinaia di fermate per osservare ‘questo e quello’, cose fra lei quali figuravano anche corpose quantità di riviste americane di grande formato e super illustrate, come Life, Look, The Saturday Evening Post e altre che, in parte, iniziai a comprare in quanto, oltre ad offrire foto di vari luoghi e genti e spettacolari pagine pubblicitarie che mostravano ‘spezzoni’ di vita americana, mi servivano anche per far pratica della lingua inglese che stavo studiando.




domenica 11 dicembre 2016

ELVIS PRESLEY - Extended Play italiani

Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima della guida "ELVIS PRESLEY  -  Extended Play italiani" 
a cura di  Augusto Morini  (3a puntata) che appare sul n° 92 della nostra rivista 
che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it


Il 78 giri di ‘Heartbreak Hotel’/’I was the one’ è il primo disco di Elvis ad esser pubblicato in Italia, nel maggio 1956.

E nella pubblicità effettuata contemporaneamente dalla RCA sulla rivista mensile ‘Musica e Dischi’ Elvis è soltanto uno dei tanti artisti dell’etichetta.

A giugno però il cantante, sempre sulla stessa rivista, comincia a distinguersi dagli altri con un rettangolo tutto suo che segnala ‘Heartbreak Hotel’ come ‘disco del mese’.

Di settembre è l’uscita del suo primo E.P. ‘Rock’n’Roll Rhapsody’ dove, in contrasto con le direttive del Colonnello Parker, manager del cantante, Elvis, sempre con la stessa canzone, figura al fianco di altre tre artisti.


   
A ottobre finalmente Elvis viene ‘lanciato’ alla grande come ‘Re del rock and roll’ con un paginone rosso fuoco che annuncia l’uscita contemporanea di ben sette 78 giri, un 45 giri, un Extended Play e un Long Play.

 All’epoca i dischi maggiormente diffusi erano ancora i 78 giri ma fra di loro e gli ancora poco conosciuti 45 giri, a due canzoni, e i più costosi 33 giri si inserisce l’Extended Play, un 45 giri a ‘lunga durata’ che offre quattro canzoni ad un costo in genere inferiore a quello di due 45 giri e che si presenta con una affascinante confezione fotografica ‘cartonata’ che riproduce in piccolo quella degli LP.

La produzione discografica di Elvis prosegue intensa sulle quatto tipologie di dischi fino alla primavera del 1958 quando si interrompe l’emissione dei 78 giri.




La ‘battaglia’ sul mercato della popolarità prosegue fra il 45 giri singolo e l’EP, a suon di nuove uscite e ristampe delle precedenti su entrambi i fronti ma verso l’inizio dei ’60 l’EP inizia a perdere terreno nel favore del pubblico e per quanto riguarda Elvis, le ultime ‘nuove’ uscite sono del 1962.

Fra il 1963 e 1964 vengono rieditati alcuni suoi vecchi EP, anche con copertine ‘aggiornate’ con la sua immagine del momento, ma il tentativo non riesce e le vendite sono basse, e ciò spiega anche la rarità di alcune di queste edizioni.

A questo punto la RCA chiude la produzione del 45 giri EP, salvo utilizzarlo ancora in seguito, sporadicamente, per particolari edizioni promozionali fuori commercio.
  
Questo lavoro vuole passare in rassegna tutti gli EP italiani realizzati a nome di Elvis, con le relative riedizioni conosciute fino a questo momento ma, viste le esperienze avute negli anni, non è escluso che ve ne siano altre ancora  mancanti all’appello.

Di diverse edizioni segnalate nell’elenco si hanno delle notizie, più o meno complete, ma non ancora la conferma fisica della loro esistenza.





..continua sul n°92 di Jamboree Magazine.





sabato 19 novembre 2016

ANN-MARGRET



Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di  Augusto Morini  che appare sul n° 92 della nostra rivista  che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it 

Ann-Margret Olsson nasce il 28 aprile 1941 a Valsjobyn,contea di Jamtland. piccola località situata al centro della Svezia e vicino al confine con la Norvegia. 

Nel 1942 il padre si trasferisce negli Stati Uniti per lavoro e nel 1946 lei e la madre lo raggiungono, riunendo così la famiglia che si stabilisce a Wilmette, Illinois, vicina a Chicago.

Naturalizzata americana nel 1949, Ann-Margret inizia a prendere lezioni di pianoforte, canto e danza fin da piccola, dimostrando una grande propensione per il ballo. Nei primi anni ’50 partecipa ad alcuni programmi televisivi locali per dilettanti, mentre del 1957 è invece l’apparizione al più famoso ‘Ted Mack’s Amateur Hour’, trasmesso a livello nazionale.

Del gennaio 1959 è la sua prima incisione, Heat Wave’ di Irving Berlin, inserita in un album amatoriale realizzato dalla sua High School.

Nel 1959 inizia gli studi universitari alla Northwestern University e con alcuni compagni forma un gruppo denominato The Suttletones che si esibisce nei night dell’area di Chicago e poi anche in California e a Las Vegas.

Alla fine dell’estate del 1960 abbandona gli studi per dedicarsi alla carriera e quando si esibisce al Dunes Hotel di Las Vegas viene notata dal noto attore ed entertainer George Burns che la ingaggia per il suo spettacolo natalizio al Sahara Hotel.

L’interesse suscitato la porta, all’inizio del 1961, a effettuare il suo primo provino cinematografico per la 20th Century Fox, che la mette sotto contratto, e poi a firmare un contratto discografico con la RCA Victor.
Dopo un primo singolo senza storia il secondo ’I just  don’t understand’ esce verso l’estate ottenendo un buon risultato di classifica (n.17 Pop), che però rimane anche l’unico. Fra il 1961 e 1962 altri due singoli entreranno negli Hot100, restando comunque in posizioni bassissime.

Ceduta in ‘prestito’ alla United Artists, inizia a lavorare nel suo primo film ‘Pocketful of Miracle’ (Angeli con la pistola), con Bette Davis e Glenn Ford, film che debutta nel dicembre 1961. La sua interpretazione le frutterà un ‘Golden Globe’ come ‘Most Promising Newcomer-Female’.

Sul fronte discografico la RCA, grazie alla sua bravura e avvenenza, la lancia come ‘una versione femminile di Elvis Presley’ facendole incidere anche brani che si avvicinano al sound di Elvis, fra i quali anche ‘Heartbreak Hotel’.

Fino al 1964 gli album registrati in studio, che escono con risultati variabili, sono solo cinque: ‘And Here She Is...’ (Ottobre 1961), ‘On the Way Up’(1962). ‘The Vivacious One’ (1962), ‘Bachelor's Paradise’ (1963) e ‘Beauty and the Beard’ (Gennaio 1964), quest’ultimo realizzato con il trombettista Al Hirt.

In parallelo prosegue l’attività cinematografica con ‘State Fair’ (1962, Alla fiera per un marito) film musicale che vede anche la presenza, fra gli altri, di Pat Boone e Bobby Darin. Con esso la ragazza ottiene un ‘Golden Laurel’ per la ‘Top Female Musical Performance’.

Nell’aprile 1963 appare un altro film musicale ‘Bye bye Birdie’ (Ciao, ciao Birdie) che, sulle tracce della vita di Elvis, propone la storia di un idolo del rock che deve partire per il servizio militare. Qui Ann-Margret è sempre più sexy e letteralmente scatenata nei balli e si merita un nuovo ‘Golden Laurel’ per la ‘Top Female Comedy Performance’ e una ‘Golden Globe nomination’ come ‘Best Motion Picture Actress-Musical/Comedy’.

L’omonima colonna sonora sale al n.2 della classifica degli LP e rimane nella chart per oltre un anno. Nel maggio 1964 esce ‘Viva Las Vegas’ altro film musicale dove, dopo l’imitatore di ‘Bye bye Birdie’, questa volta l’attrice è al fianco dell’originale e Elvis, col quale si dice nasca una certa storia.

Ad ogni modo i due resteranno sempre amici e nel 1977 sia lei che il marito Roger Smith saranno a Memphis per il funerale di Elvis. Per ’Viva Las Vegas’ lei registra diversi brani che però discograficamente, all’epoca rimangono inediti.





domenica 23 ottobre 2016

The Stormy Six

Carissimi lettori,

oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di  Luca Selvini che appare 
sul n° 92 della nostra rivista  che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it

 Il panorama del “beat italiano” ha saputo dar voce a decine e decine di gruppi che sono giunti alla ribalta e che hanno lasciato meravigliose pagine di “storia musicale”, e oggi è venuto il momento di occuparci degli Stormy Six, importante band che ha attraversato diverse decadi, passando dal beat iniziale e successivamente alla psichedelia e al country-rock, per poi approdare alla “canzone di impegno politico” negli anni settanta.

Ovviamente data la particolarità della rivista e i temi in essa trattati ci soffermeremo di più, parlando della carriera del gruppo, sul periodo che ci interessa.
Il gruppo nasce nel 1965 tra il giro degli studenti liceali milanesi dell’Istituto Gonzaga ed è composto da Giovanni Fabbri all’organo, dal cantante Maurizio Masla, da Alberto e Giorgio Santagostino, rispettivamente al basso e alla batteria e dai chitarristi Maurizio Cesana e Mario Geronazzo, questa formazione a sei lascia intendere che i ragazzi vogliono seguire in qualche modo le orme dei ben più noti concittadini New Dada, soprattutto nello stile elegante con cui si presentano dal vivo (in questa prima fase alle feste studentesche e ai compleanni), mentre il repertorio che va proponendo è composto da personali rivisitazioni di classici del periodo tra i quali spiccano Woolly Bully di Sam The Sham & Pharaohs, Time Is on My Side dei Rolling Stones, House of the Rising Sun, nella versione degli Animals, e ancora Needles and Pins dei Searchers, I'll Go Crazy di James Brown, Go Now! dei Moody Blues e For Your Love degli Yardbirds.

Contemporaneamente è attivo un altro gruppo che ha lo stesso assetto degli Stormy Six, ovvero Gli Stregoni, formati dal chitarrista Franco Fabbri; con lui troviamo il bassista Alberto Bianchi, l’organista Franco Arena, il batterista Toto Zanuso più un chitarrista che suona la 12 corde acustica di nome Franco Lombroso e Peppo Mazzantini  in qualità di secondo “bassista” (suona in realtà una rarissima chitarra tenore), sono tutti giovanissimi, non ancora maggiorenni e provengono da un altro istituto liceale di Milano, suonano vari brani strumentali degli Shadows tra i quali Round and Round, Shindig, The Rise and Fall of Flingel Bunt, pezzi dei Beatles soprattutto tratti dagli album “A Hard Day's Night” e “Beatles for Sale”, e dei Byrds, alternati a personali arrangiamenti di autori italiani come Sergio Endrigo o classici “ballabili lenti a richiesta” come spesso accadeva all’epoca.

Sempre nel 1965 Gli Stregoni hanno l’opportunità di imbarcarsi come musicisti per una crociera nel Mediterraneo a bordo di una nave (la “Ivan Franko” una nave dell’Unione Sovietica per la precisione) e qui hanno modo, suonando ogni sera, di affinare la loro tecnica e personalizzare la propria immagine sfoggiando impeccabili pantaloni di panno blu e camicie azzurre con lo jabot; poco tempo dopo il loro ritorno però, all’incirca nell’autunno dello stesso anno il gruppo ha un momento di sbandamento e Toto Zanuso ne approfitta per andare a sostituire il dimissionario Giorgio Santagostino nei “rivali” Stormy Six; anche Arena e Mazzantini decidono di abbandonare la scena e a questo punto Gli Stregoni si riorganizzano come quartetto con Franco Fabbri, Alberto Bianchi, il nuovo batterista Sandro Doria (uno che aveva precedentemente suonato con Fabbri e Bruno Graceffa in un gruppo amatoriale al Liceo Beccaria), più un bravo chitarrista di nome Luca Piscicelli e con questa formazione lasciano da parte i pezzi strumentali, con Fabbri in qualità di cantante e aggiungono brani dei Beatles e dei Rolling Stones, dei primi Kinks (All Day and All of the Night, Tired of Waiting For You), e persino dei Rokes, riprendendo una forsennata attività “live” e suonando spesso sugli stessi palchi cittadini in cui si esibisce Zanuso con i suoi nuovi compagni.

Già nella primavera del 1966 però avvengono dei cambiamenti drastici in entrambi i gruppi e dopo che Maurizio Cesana ha deciso di andarsene, Franco Fabbri entra in pianta stabile negli Stormy Six; questo episodio produce come contraccolpo il brusco scioglimento degli Stregoni, Alberto Bianchi si ritira ben presto dal mondo musicale mentre Luca Piscicelli se ne va a suonare con i Cellarmen (altre volte sono citati come Cellarman), uno dei tanti complessi milanesi dello stesso giro di locali, in seguito a metà dello stesso anno anche Mario Geronazzo decide di lasciar perdere il gruppo per cui Giovanni Fabbri passa a suonare la chitarra lasciando il posto al piano e all’organo ad un bravo musicista di nome Fausto Martinetti; con questa formazione alla fine del ‘66 gli Stormy Six risultano vincitori del “Festival Studentesco” tenutosi al Palalido e iniziano ad esibirsi regolarmente al Piper, al Voom Voom e al Bang Bang, locali di punta milanesi, in più riescono ad ottenere un contratto con la Bluebell, la stessa casa discografica dei New Dada, che proprio in questo periodo stanno vivendo una grossa crisi che li porterà allo sfaldamento nel giro di poche settimane; entrano poi in sala d’incisione per registrare il loro primo 45 giri, che uscirà nel 1967 per la Mini Records, una sottoposta della Bluebell. Il singolo ospita sulla facciata A una versione italiana di “All Or Nothing” degli Small Faces, scritta da Mogol e Monti Arduini e intitolata Oggi piango, mentre il retro è una composizione originale di Franco Fabbri, Il mondo è pieno di gente, una ballata folk-beat con un bel suono di una chitarra a dodici corde e un testo che getta uno sguardo laconico sulla vita quotidiana.


Ma intanto all’interno del gruppo c’è stato un avvicendamento, Giovanni Fabbri se ne è andato e i ragazzi chiamano al suo posto il redivivo Luca Piscicelli che infatti viene ritratto nel manifesto promozionale del disco; con lui in formazione in aprile gli Stormy Six partecipano come “supporter” al tour dei Rolling Stones, portati in Italia dall’impresario Leo Wächter per una serie di date, in un pacchetto di gruppi spalla che comprende oltre a loro anche i Moschettieri, Ferry, Franco, René, Danny e Gaby, The Sleepings, i Messaggeri, gli esordienti New Trolls, la cantante Fiammetta accompagnata dai Gringos e un insolito Al Bano col gruppo Gli Strani; in questo periodo il gruppo dal vivo propone anche qualche rivisitazione di brani soul e R&B come Hold On I’m Coming dal repertorio di Sam & Dave o My Baby, che i ragazzi avevano ascoltato al Piper suonata dai Dave Anthony’s Moods, e per questo Franco Fabbri cerca di imparare a suonare il sassofono, strumento essenziale per quel genere di canzoni.