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oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di Agostino Bono che appare sul n° 85 della nostra rivista che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.com
Lost Stars of Hollywood
oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di Agostino Bono che appare sul n° 85 della nostra rivista che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.com
E’ stato uno dei più eccentrici, carismatici e tormentati
attori della storia del cinema.
Esponente del realismo britannico del dopo guerra, arrivò ad
Hollywood negli anni sessanta.
Da allora divenne anche famoso per la sua vita sregolata e
la propensione al bere, in privato e durante le feste a cui era solito
partecipare.
Col tempo, ciò avrebbe inciso negativamente sulla sua
carriera e salute.
Peter Seamus O'Toole nacque a Connemara, Contea di Galway,
Irlanda, il 2 agosto 1932.
Ancora bambino, si spostò con la famiglia a Leeds, in
Inghilterra, dove frequentò la Saint Anne's Catholic School.
Non fu uno studente modello e mai gli piacque la severità
delle suore che gestivano l'istituto.
In particolare, non gli andava a genio che dessero
bacchettate sulla mano sinistra per costringerlo a scrivere con la destra.
Due erano invece le sue passioni: il giornalismo ed il
teatro.
La seconda finì con il prevalere sulla prima.

L'esito fu negativo, a causa della sua non perfetta
pronuncia irlandese.
Deciso comunque a seguire la propria vocazione, presentò una
seconda domanda alla Royal Academy of
Dramatic Art nel 1952.
La celebre scuola inglese lo accettò e lo fece diventare un
grande attore teatrale e, poi, cinematografico.
Negli anni cinquanta si fece apprezzare in produzioni
teatrali, tratte da opere di Shakespeare: King
Lear (1955), Otello (1956), Pigmalione (1957) e Amleto (1958).
Dopo alcune partecipazioni a serie per la televisione
inglese, esordì sul grande schermo nel 1960 in Il
ragazzo rapito, tratto dal romanzo di Robert
Louis Stevenson.
La svolta avvenne nel 1962, quando David Lean gli offrì il ruolo dello scrittore inglese, T.E. Lawrence, in quello che si sarebbe
rivelato il migliore dei suoi film, Lawrence
D'Arabia.
La pellicola ricevette 10 nomination agli Oscar e ne vinse
sette, compresa quella di miglior film.
Peter, nominato nella
categoria miglior attore protagonista, perse a favore di Gregory Peck che concorreva per Il
buio oltre la siepe (Robert Mulligan, 1962).
Nonostante ciò, la prova del giovane attore britannico ebbe
un grande impatto su critica e pubblico e lo lanciò nell'olimpo delle star.
Gli anni sessanta furono i migliori dal punto di vista
professionale.
In quella decade, Peter ottenne altre tre nomination agli Academy Awards.

La decade fu caratterizzata da altri buoni ruoli che
consolidarono il suo status di leading man:
Lord Jim (1965), nei panni del marinaio, condannato per codardia e radiato
dalla Marina Inglese, che vive solo per riscattare la propria immagine; Come rubare un milione di dollari e vivere
felici (1966), ultima commedia di William
Wyler, dove aiuta Audrey Hepburn
a rubare una statua da un museo di Parigi; e la Notte dei Generali (1967) che lo vide nei panni dello psicopatico
generale Nazista Tanz e riunirsi con Omar
Sharif, con cui aveva recitato in Lawrence d'Arabia.
La classe dirigente
(1972) fu il miglior suo film degli anni settanta nel ruolo di un altro
psicopatico, Jack Gurney, erede del Conte di Gurney, che all'inizio crede di
essere Gesù Cristo e poi Jack lo Squartatore.
Anche questa volta, rimase tale, in quanto i giurati gli
preferirono Marlon Brando, Don Vito Corleone, nel capolavoro di Francis Ford Coppola, Il Padrino.

Nonostante ciò, riuscì a trovare l'ispirazione giusta e
fornire due buone prove in Zulu Dawn
(1979), ricostruzione storica della battaglia di Isandlwana, fra l'esercito inglese e la nazione Zulu, e Io, Caligola (1979), storia, mal
riuscita, dell'imperatore romano, interpretato da Malcom Mc Dowell.
Peter interpretò Tiberio, ma non riuscì a sollevare le sorti
del film.
Due commedie, Professione
pericolo (1980) e L'ospite d'onore
(1982), ridiedero smalto alla sua carriera e gli valsero altre due nomination
agli Oscar.
Erano già sette ed il fatto di non aver convinto nemmeno
questa volta i giurati degli Academy Awards gli fece perdere le speranze di
poter, ormai, vincere una statuetta.
Sfortunatamente, i film che accettò di interpretare in
seguito non furono all'altezza dei precedenti e soprattutto, delle sue
capacità. Unica eccezione fu il ruolo del tutor scozzese, Reginald Johnston,
del giovane imperatore Pu Yi, nel pluripremiato L'ultimo Imperatore (1987), del nostro Bernardo Bertolucci.
In un film che conseguì nove Oscar, Peter rimase stranamente
all'asciutto.
Di lì in poi, una serie di ruoli di supporto ed una maggior
presenza in produzioni televisive americane.
In due di queste, Giovanna
d'Arco (1999), nelle vesti del vescovo Cauchon, e Hitler: the Rise of Evil
(2003), in quelle del Cancelliere tedesco Paul von Hinderburgh, ottenne una
nomination agli Emmy Awards.
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