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oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di Silvia Ragni che appare sul n° 87 della nostra rivista che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it
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voci per riassumere lo stile anni ‘40 e ‘50 - III parte
Rubrica 'Vintage &
Style' di Silvia Ragni
PASTELLO - Il rosa e il
celeste baby, il giallo pallido, il verde acqua e il verde menta, il violetto,
l’albicocca: tutti colori che, nelle tenui sfumature dell’arcobaleno, si
materializzano dopo una tempesta. Allo stesso modo, il boom economico e gli
anni spensierati del secondo dopoguerra diffondono un desiderio di leggerezza
che si riflette come un imperativo assoluto anche nelle nuance degli abiti e
degli accessori. Le tonalità pastello, inoltre, hanno il pregio di sottolineare
la femminilità e di donarle il massimo risalto nelle svariate sfaccettature che
l’epoca propone.
PEEP TOE - Scarpa molto
popolare nei ’40, è una décolletè che scopre appena le dita del piede
risultando sfiziosa e intrigante. Se l’apertura sulle dita è maggiore, la
scarpa viene detta open toe.
Entrambe, sono molto usate
nel periodo estivo.
PEEK-A-BOO BANG - Ha questo
nome l’inconfondibile acconciatura di Veronica Lake, con la riga laterale che
lascia ricadere metà della sua lunga chioma ondulata a ricoprire il volto.
L’allure di mistero che le conferisce fa notare a Hollywood l’aspirante attrice
e le vale il primo contratto con la Paramount: ha inizio così la sua carriera
di star dei film noir. Il successo del peekaboo è tale che, nel 1943, il
Governo statunitense è costretto a chiedere apertamente alla diva di modificare
la sua pettinatura: il numero degli infortuni sul lavoro si è infatti
moltiplicato dopo che svariate operaie americane, per averla imitata, hanno
visto incastrarsi la loro lunga chioma incastrarsi nelle apparecchiature
industriali. Ciò non diminuisce tuttavia il fascino del peekaboo bang, che a
distanza di oltre mezzo secolo rimane una “pietra miliare” dell’hairstyle e
consacra definitivamente Veronica Lake icona di stile.

PIN UP - Dall’inglese “to
pin”, appendere: le pin up sono infatti ragazze dalle curve abbondanti,
provocanti e sorridenti che ammiccano dalle foto che i soldati americani
appendono nei propri armadietti durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra
di Corea.
Frequentemente, le loro
immagini vengono anche dipinte dai piloti sulle carlinghe degli aeroplani. Il
fenomeno delle Pin Up esplode grazie a svariati settimanali americani che
pubblicano sovente, tra le loro pagine, immagini di ragazze sexy e procaci per
alleviare l’atmosfera cupa del conflitto. L’appeal genuino, l’ironia, il
perenne sorriso stampato sul volto le distanziano completamente dalla tipologia
della “femme fatale” degli anni ’30, rendendole “raggiungibili” e rassicuranti.
Le loro forme, in un periodo di profonda carestia, piacciono enormemente e
sulla scia del loro boom si definisce un nuovo tipo di bellezza: la Pin Up è
prosperosa ma longilinea, ha gambe slanciate, rappresenta la quintessenza della
femminilità. Ma soprattutto, incarna un erotismo spontaneo e prorompente
svincolandolo da ogni dogma o senso di colpa legato alla comune morale
dell’epoca.
PLATINO - Jean Harlow lo
lancia negli anni 30, in
una nuance così chiara da virare quasi al bianco, ed è subito imitatissima. E’
il 1946 quando Marilyn, su richiesta della Blue Book Agency per la quale lavora
come modella, da castana diventa bionda per “avere più successo” e cambia il
suo nome da Norma Jean Baker in Marilyn Monroe.
In seguito, dopo aver
provato le più disparate nuance di biondo della Clairol - dorato, miele, cenere
e champagne - opta per lo stesso color platino del suo idolo Jean Harlow, e si
fa tingere i capelli dalla parrucchiera della “bombshell” anni ’30 in persona.
Da quel momento in poi, la chioma platinata e perfettamente curata rimarrà per
sempre uno dei suoi principali caratteri identificativi.
PLISSE’ - Accanto alla
pencil skirt e alla gonna a corolla, anche il plissè vive un suo momento d’oro:
basta pensare allo storico abito plissettato color avorio di Marilyn in “Quando
la moglie è in vacanza” (1955), sollevato da una folata d’aria della
metropolitana fino a scoprirle completamente le gambe. Brevettato da Mariano
Fortuny nel 1909, il plissè in Italia viene magistralmente interpretato da
Roberto Capucci, che ne ha elevato la tecnica a livelli di creatività e
perfezione tali da veder esporre molte delle sue creazioni in svariate mostre e
musei.
POCHETTE - Come la clutch, è
una borsetta senza manici di dimensioni ridottissime e contiene il minimo
indispensabile. Dalla forma a busta, ha un look più informale: è prodotta in
materiali soffici ed è priva della chiusura a incastro.
POIS - E’ forse il pattern
più gettonato dei ’50: il suo nome, in inglese “polka dot”, deriva da una danza
cecoslovacca diffusasi alla fine dell’800. La voga dei polka dots - o pois - si
propaga negli anni ’30, ma è vent’anni dopo che scoppia il vero e proprio boom.
Le dive dell’epoca li adorano: celebri i pois indossati da Marilyn, Audrey
Hepburn, Jayne Mansfield e Brigitte Bardot. Prediletti anche dalle pin up,
donano loro un tocco aggiuntivo di seduttiva gioiosità.

PROM DRESS - E’ l’abito
elegante, a metà tra il vestito da cocktail e l’evening dress, che indossano le
studentesse dei Paesi anglosassoni - in particolare, degli Stati Uniti - la
sera del Prom, il ballo che conclude il ciclo della High School. I Prom dress
sono oggi un classico del vintage per il loro stile rétro: corpetti e gonne a
corolla sono frequenti, in versione ricercata e in tessuti preziosi che
includono spesso il tulle. Tra i più sofisticati, i Prom ispirati alle linee
del New Look di Christian Dior.
QIPAO - Jennifer Jones lo
indossa in “L’Amore è una cosa meravigliosa” (1955), ma il grande boom del
qipao esplode grazie a “Il mondo di Suzie Wong”, un film del 1960 che ha
lasciato profonde tracce nello stile sfoggiato durante le kermesse dedicate
agli anni ’40 e ’50. Questo tradizionale abito femminile cinese è stato
rielaborato a Shangai negli anni ’20 acquisendo la linea attillata al corpo che
lo contraddistingue. A maniche corte o lunghe, è dotato di un colletto alla
coreana piuttosto alto dal quale parte un’abbottonatura che scende in diagonale
verso l’ascella. L’abito, caratterizzato da vertiginosi spacchi laterali, è
realizzato in seta a fantasia o monocolore con bordatura in tinta contrastante.

Tra gli accessori,
sgargianti fiori tra i capelli, cinture strizza- vita e occhiali cat eye o
heart-shaped sono dei must assoluti.
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