oggi vi offriamo un'anteprima dell'articolo a cura di Roberto Arioli che appare sul n° 86 della nostra rivista che potete richiedere collegandovi a www.jamboreemagazine.it
“C’mon Twist, Yeah, Baby Twist,
Yeah, Baby, Just Like This;
C’mon Little Sis, and Do the Twist.”

Ogni ballerino interpretava i passi del ballo a suo modo non avendo bisogno di un partner con cui cimentarsi e con ogni probabilità questa fu la molla che fece esplodere la rivoluzione del Twist. Il ballo prese il nome dalla canzone The Twist che venne composta e interpretata da Hank Ballard, accompagnato dai Midnighters, pubblicata nel gennaio del 1959 su etichetta King come lato A del singolo a 45 giri (sul lato B c’era ‘Teardrops On Your Letter’). Caratterizzata da un ritmo vorticoso e sincopato ebbe un buon successo al punto di raggiungere la ventottesima posizione nelle classifiche.

L’impatto fu enorme, oltre a ritornare velocemente nelle classifiche (rientra il 13 novembre del 1961) fece esplodere la mania di muoversi al ritmo di Twist facendo diventare questa canzone l’inno di una stagione che non era solo musicale ma bensì di moda e costume. Gli strateghi delle case discografiche percepirono immediatamente che questo nuovo modo di ballare sarebbe stata un golosa occasione di maggiori vendite discografiche in quanto, non solo i giovani avevano recepito questo nuovo modello da copiare, ma anche il mondo degli adulti e di certi ambienti culturali, non voleva perdersi l’occasione di mettersi in mostra ballando il Twist. Emblematica la riflessione fatta dall’influente giornalista Tom Wolfe, tratta dal libro ‘La storia del rock’ di Carl Belz uscito per gli Oscar Mondadori nel 1975 (l’edizione originale inglese era del 1972):
“Il Peppermint Lounge! Tu conosci il Peppermint Lounge.

Una settimana dell’ottobre 1961, un po’ di gente del bel mondo, mettendosi alle costole di un paio di giornalisti di New York, scoprirono il Peppermint Lounge e nelle settimane seguenti tutto il jet set di New York andava scoprendo il twist, alla maniera dei decoratori del primo novecento che avevano messo le mani sulle maschere africane. Greta Garbo, Elsa Maxwell, la contessa Bernadotte, Noel Coward, Tennessee Williams e duca di Bedford erano tutti li, e gli ultimi arrivati davano biglietti da 5, 10 o 20 dollari alle guardie, ai portieri e ai camerieri soltanto per vedere il palco dell’orchestra e la pista da ballo grande come una cucina qualunque. In novembre Joey Dee, 22 anni, il capo orchestra del Peppermint Lounge, suonava il Twist al ricevimento dell’anno al Metropolitan Museum Of Art, a 100 dollari a posto.”
Queste brevi righe sintetizzavano di come l’impatto sociale del Twist sia stato senza uguali.
Il mondo dello “show business” stava affrontando un nuovo fenomeno di massa, senza alcuna distinzione di classe sociale, ceto ed età. Il successo musicale del Twist venne bissato da altri artisti sopra tutti gli Isley Brothers con Twist And Shout, Sam Cooke con Twistin’ The Night Away, Gary U.S. Bonds con Dear Lady Twist e con Joey Dee And The Starliters con Peppermint Twist e ancora Chubby Checker,

Let’s Twist Again e Dancin’ Party. Non rimase esente il mondo della celluloide, tra il 1961 ed il 1962 apparvero una serie di pellicole improntate sul Twist. Tra questi film meritano di essere ricordati ‘Twist Around The Clock’ (E l’Ora Del Twist) con Chubby Checker, Dion e i Marcels, ‘Hey Let’s Twist’ (Balliamo Insieme Il Twist) con Joey Dee e Teddy Randazzo e ‘Twist All Night’ con Louis Prima e Sam Butera.
Compresa l’importanza di tale fenomeno le case discografiche cercarono di sfruttare in ogni modo questa “follia del ballo” inventandosi nuove danze come il Fly, il Madison, il Limbo, lo Swin, il Freddie, il Mashed Potatoes, il Popeye, il Jerk, il Pony e l’Hully Gully forse il ballo più famoso dopo il Twist. Il grande successo raggiunse anche il nostro paese. Senza ombra di dubbio fu il primo vero fenomeno di massa, di tipo musicale, proveniente dagli Stati Uniti che sfondò nel nostro paese.
..continua sul n°86 di Jamboree Magazine.
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