Marco Di Maggio torna a farsi ascoltare su disco, questa volta
da solo, niente Connection e niente Brother. E’ l’undicesimo album del più
ammirato chitarrista italiano, un disco doppio che si rivela essere un vero e
proprio catalogo di stili e generi, praticamente la summa definitiva della sua
opera ad oggi. Western-swing, country, rockabilly, swing, finger-picking in
tutte le loro varianti e contaminazioni possibili, nella maggior parte dei casi
in versione strumentale. E infatti l’album è quasi completamente strumentale,
solo cinque cantati su un totale venti pezzi. Un diluvio di note, una valanga
inarrestabile di lick, un campionario infinito di soluzioni, fraseggi e
variazioni al tema. Ma anche un vero e proprio tributo a tutti i grandi
stilisti che lo hanno influenzato da quando a 8 anni di età prese la
chitarra e cominciò a sognare l’America dei Fifties. Merle Travis, Chet Atkins,
Scotty Moore, Hank Garland, Jimmy Bryant, Eddie Cochran questi i nomi e cognomi
dei chitarristi che hanno cambiato la vita a Marco, gli artisti sui quali si è
concentrato particolarmente durante la sua formazione. Oggi i loro stili
vengono riproposti sottoforma di tributo e di citazione durante tutti gli show
del chitarrista fiorentino ma con questo disco ciò che il nostro ha voluto
realizzare è il definitivo ringraziamento nei loro confronti.

Quasi la metà dei brani è originale e inedita, eccetto
Bruno pezzo già pubblicato sull’album dei Di Maggio Brothers "
When
I Hit My Stride". Per il resto ascolterete classici come
San Antonio
Rose, Tiger Rag, All By Myself, I Love You Because e
Tonight Will Be The
Last Nite e qualche pezzo di oscura provenienza.
Da solo si diceva all'inizio, ed è così, Marco Di Maggio
questo disco lo ha voluto realizzare completamente da solo, sovraincidendo
tutti gli strumenti e le voci. Un prodotto la cui gestazione e realizzazione ha
implicato una notevole mole di lavoro. Buon ascolto, e buona lettura dell’intervista
che segue, che Marco ha cortesemente accettato di rilasciare.
Come è cambiata la realtà musicale italiana da
quando hai cominciato a vivere professionalmente di musica?
Direi che è cambiata, non radicalmente, ma ha subito
importanti cambiamenti per diversi motivi e un musicista che si affacciava nel
complesso mondo dello show business, a meno che non avesse una produzione
mirata e budget consistenti, doveva fare di necessità virtù, un po’ come
ho fatto io...
ricordo le spedizioni serali munito di agenda e scheda telefonica
prepagata, durante le quali chiamavo locali e promoter dalla cabina telefonica!
Sembra preistoria ma si parla dei primi anni ‘90’....
Le fotocopie dei primi articoli e le spedizioni cumulative
con mattinate spese ad imbustare cd e addirittura musicassette, con notevole
dispendio di tempo e denaro.
...continua sul n° 84 di Jamboree Magazine
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